Stiamo vivendo un momento storico caratterizzato dalle politiche oscurantiste di un Governo, quello Berlusconi, che sembra voler portare il nostro Paese in un nuovo Medio Evo. Questo e' ancor piu' vero per i provvedimenti adottati nel campo della musica, delle lettere, delle attivita' artistiche e culturali in genere. Il Dipartimento Cultura e Istruzione dell'Italia dei Valori nasce proprio con lo scopo di contrastare questa deriva e prospettare, con le forze piu' aperte, la nuova Italia democratica a cui guardiamo.

09:53

I settori della cultura chiedono la fine dei tagli finanziari che non consentono di migliorare la qualità educativa e formativa delle nostre istituzioni a tutti i livelli; chiedono la fine del precariato, la valorizzazione di tutte le figure professionali, il diritto al contratto collettivo; la democrazia nei luoghi di lavoro.
Il ministro Gelmini aveva detto che con le sue riforme sarebbe stato premiato il merito, invece, come fanno presente i professori universitari, gli anziani se ne vanno e i giovani restano al palo. Sin dall’inizio l’Italia dei valori si è schierata contro questo susseguirsi di tagli indiscriminati. Già da tempo erano evidenti, non solo a noi, ma anche agli insegnanti, agli ATA, agli studenti, ai genitori e alle associazioni, le ambiguità e le disomogeneità di questi provvedimenti. Con falsi proclami e vuote promesse il Ministro e la sua maggioranza sono andati avanti a testa bassa. Non hanno mai guardato oltre il proprio naso, altrimenti si sarebbero accorti degli scioperi e delle occupazioni, messi in atto da chi nella scuola lavora ogni giorno e sta vedendo irrimediabilmente depauperata la qualità di questo comparto.
Le riduzioni di organico non possono essere l’unico elemento di una riforma così importante.
Otto miliardi di investimenti tolti alla scuola pubblica significano 145mila posti in meno, tra insegnanti e personale ATA. Riducendo il tempo scuola e il sostegno ai diversamente abili, intasando le classi in aperto contrasto con le norme sulla sicurezza delle strutture, chiudendo i plessi scolastici dei piccoli centri, la nostra scuola inesorabilmente è stata impoverita.
La scuola pubblica va necessariamente difesa, affinché finalmente l’offerta formativa sia varia e di qualità. La Gelmini vuole aziendalizzare e verticalizzare il corpo docenti, noi rispondiamo chiedendo che la riforma sia condivisa con chi la scuola la vive, attraverso proposte costruttive e concertate.
Il problema occupazionale raggiunge ormai livelli allarmanti e rischia di contribuire inevitabilmente al degrado del servizio offerto dalla scuola stessa.
Il punto non è soltanto tutelare insegnanti e ATA, ma anche garantire un adeguato servizio didattico e una scuola pubblica efficiente e funzionante. Il limbo in cui si trovano i precari della scuola, si è trasformato rapidamente in un purgatorio di assunzioni a tempo brevissimo, senza riguardo per le graduatorie e quindi alla maturazione di certe esperienze e a criteri meritocratici. Con altrettanta rapidità occorre intervenire. Nell’anno scolastico 2009-2010 la riduzione di cattedre ammontava a 42.100 unità, come riportato nella circolare n. 38 del 2 aprile 2009 e le assunzioni del personale docente risultavano di 8.000 unità. Nell’anno scolastico 2010-2011 il taglio di cattedre è stato di circa 25.600 unità, come si legge nella circolare n. 37 del 13 aprile 2009 ed è prevista l’assunzione di un contingente pari a 8.000 unità, vedi decreto n. 74 del 30 marzo 2010.
Pertanto, facendo il bilancio delle cattedre eliminate e delle assunzioni realizzate e programmate, emerge un quadro estremamente preoccupante, perché a regime risulteranno cancellati circa 51.700 posti di lavoro precedentemente esistenti non assorbiti dai pensionamenti.
Il ministro Gelmini ha dichiarato spesso di aver razionalizzato le risorse e migliorato il nostro sistema scuola. Bene, il suo decreto salva (ammazza) precari, annulla anni di lavoro e competenze acquisite da docenti che hanno contribuito con la loro professionalità al buon funzionamento della scuola.
Una riforma ispirata solo e soltanto alla logica dei tagli. L’unica cosa che aumenta è il numero di alunni per classe, nonostante la tragica situazione dell’edilizia scolastica in Italia. È evidente che queste misure non risolvono, anzi aggravano, i problemi, e per di più hanno l’aria di essere solo dei tamponi, dato che non prevedono alcuna prospettiva di stabilizzazione per i precari. Molti di loro sono stati costretti ad accettare il primo contratto a supplenza temporanea che viene loro offerto, pena la decadenza da qualsiasi diritto collegato al salva-precari.
Oltre a ciò, le risposte istituzionali lasciano molto a desiderare: non dimentichiamo che il Ministro aveva addirittura prospettato un futuro di ripiego nel settore del turismo per i posti che lei stessa ha tagliato. Come a dire, non disperate, un impiego lo si trova, importa poco se ciò non sarà qualificante per i docenti, per i loro studi e per le qualifiche ottenute con anni di perfezionamento e corsi d’aggiornamento.

On. Anita Di Giuseppe

12:55

Ieri, alcuni insegnanti precari e di ruolo, insieme ad una componente di genitori, hanno occupato l’istituto professionale J. Piaget che si trova nel quartiere di Cinecittà a Roma. La decisione di ricorrere a questa forma di protesta è stata il frutto di una lunga e partecipata assemblea, tenutasi nel pomeriggio all’interno del medesimo istituto. Sono intervenuti, mettendo a confronto le loro idee ed esperienze, esponenti di tutte le componenti del mondo dell’istruzione: studenti di diversi istituti, insegnanti, dirigenti scolastici, ricercatori e docenti universitari. Nel momento in cui è in atto una fortissima mobilitazione del mondo della cultura e dell’istruzione contro i tagli dissennati di questo governo, i mezzi di comunicazione risultano spesso silenti o evasivi, purtroppo spesso assegnano un canale preferenziale a notizie e indiscrezioni che rientrano per lo più nella categoria del gossip. Così il mondo della scuola e dell’università è costretto a salire sui tetti delle facoltà o ad occupare gli istituti scolastici per richiamare l’attenzione di una classe politica sorda rispetto ai problemi reali dell’Italia, ma molto attenta a salvare le proprie poltrone, millantando il proprio mandato elettorale, espressione della volontà dei cittadini. Ma ieri all’assemblea tenutasi in una scuola pubblica della periferia romana, molti comuni cittadini sembrano essersi mobilitatiti per difendere quello che considerano un bene primario irrinunciabile: il diritto allo studio dei loro figli. Non solo. Questi comuni cittadini non sono più disposti ad accettare che la crisi economica continui ad essere presa a pretesto per giustificare il progressivo e inaccettabile attacco ai loro diritti a partire dai quelli lavorativi conquistati a costo di dure lotte e sacrifici.
L’Italia dei Valori, nell’esprimere la propria solidarietà a quanti, con fermezza e decisione si impegnano in prima persona nella protesta in atto, ravvisa nell’assemblea del Piaget un momento fondamentale nella costruzione di un soggetto critico che non si limita a manifestare il proprio dissenso rispetto alle scelte politiche di questo governo, ma si pone come forza propulsiva per un reale cambiamento che parta dalla consapevolezza dell’imprescindibile ruolo della scuola come punto di partenza di una società realmente equa e democratica.

Maria Letizia Bosco, Ilaria Persi

15:55



Martedì pomeriggio mi sono recato davanti a Montecitorio per incontrare i precari del mondo della scuola. Sono entrati in sciopero della fame per protestare contro i tagli da 8 miliardi che i ministri Tremonti e Gelmini hanno deciso per la scuola pubblica. Li ho incontrati per sottoscrivere un appello da loro rivolto a tutte le forze politiche. Condivido ogni parola di quell’appello, che è già nel nostro programma. Tanto che abbiamo creato un dipartimento specifico sulla scuola. E al primo posto abbiamo messo proprio queste due questioni: la restituzione del maltolto alla scuola pubblica e il passaggio al contratto indeterminato di tutti i precari. Noi dell’IdV ci stiamo impegnando al massimo, protestando in Parlamento, manifestando tutti i giorni nelle piazze: lunedì, ad esempio, abbiamo piantato la “tenda della legalità” contro la tenda del dittatore davanti all’ambasciata libica.
Ma faremo ancora di più, ci impegneremo perché nel nostro Dna c’è la voglia di ridare dignità alla scuola pubblica. Per cambiare però c’è un solo modo, mandare a casa un Governo che non ha scrupoli, che non si ferma nemmeno davanti allo sciopero della fame dei precari. Anzi, questi se vedono il morto si spostano più in là.
Per questo io credo che dobbiamo costruire una mobilitazione sempre più forte che si diffonda in tutta Italia. Dobbiamo convincere le persone, anche quelle che hanno votato Berlusconi, che bisogna cambiare per ridare dignità al Paese. Qui c’è da avere paura, ma più che di Berlusconi, dobbiamo preoccuparci della “berlusconizzazione”. Ripeto, bisogna mandare a casa questo governo e restituire la parola ai cittadini.

di Antonio Di Pietro

15:53


Ci auguriamo che la protesta dei presidi e dei rettori delle facoltà di medicina di tutta Italia venga ascoltata dal ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini e dal governo, altrimenti L’Italia rischia di rimanere nel giro di un decennio senza camici bianchi. Domani, giovedì, inizieranno i test per la prova nazionale di medicina e chirurgia che vede impegnati oltre 90mila candidati per soli 8.755 posti. Una situazione insostenibile che non a caso sta provocando polemiche anche tra i diretti interessati, gli studenti e le loro associazioni. Giustamente, perché gli attuali test d’ingresso sono quiz utili per portare denaro nelle casse delle scuole private, ma non hanno nulla a che fare con la scienza medica; spesso anzi, impediscono ai più meritevoli l’accesso agli studi.
E’ necessaria una programmazione seria che tenga conto del numero di studenti che raggiungono effettivamente la laurea: uno su quattro. Invece di inficiare gli studi liceali con improbabili quiz sarebbe più giusto considerare il voto di maturità e quelli conseguiti negli ultimi due o tre anni di scuole superiori nelle materie scientifiche. Come strumento di selezione si può pensare anche ad un biennio comune per le facoltà scientifiche: chi consegue una media alta può proseguire gli studi. Chi invece non fa tutti gli esami o consegue voti bassi, può optare per una laurea breve previo esame di idoneità. Il tentativo di laurearsi deve essere consentito a tutti, la selezione, che e’ cosa diversa, e’ necessaria e deve essere fatta non con il blocco, ma ispirandosi a criteri di giusta valorizzazione del merito. Il libero accesso al sapere, per chi ne ha voglia e capacità, e’ un diritto costituzionalmente garantito.

15:51



L’Italia dei Valori non è soddisfatta per le non risposte giunte ieri dall’incontro in prefettura, a Palermo, tra il sottosegretario del Miur, Giuseppe Pizza, l’assessore regionale all’Istruzione Centorrino, e una delegazione dei precari della scuola che protestano dal 17 agosto.
“I tagli alla scuola non verranno ridimensionati e così la situazione non si risolve, come era nelle nostre previsioni – ha dichiarato il senatore e commissario di Idv in Sicilia, Fabio Giambrone, uscendo dall’incontro con Pizza -. Il governo nazionale non ci ha dato nessuna indicazione rispetto a ciò che avevamo chiesto, ossia il ritiro di tutti i tagli fatti fino ad ora dal ministro Gelmini. Quello che sta accadendo nel Paese é molto grave, propongono degli interventi tampone attraverso la Regione siciliana, utilizzando fondi Por e Pon. Non condividiamo questa soluzione”. In Sicilia la riforma Gelmini prevede il taglio di 5.000 posti. Giambrone sottolinea che “serve una inversione di tendenza perché dietro ogni riforma deve esserci un’idea, qui non c’e', ma solo un taglio indiscriminato di risorse. Non possiamo accettarlo, continueremo la nostra lotta in parlamento e nelle piazze”. Grande anche la delusione tra i precari presenti alla riunione, tra questi Pietro Di Grusa, e Salvo Altadonna, che dal 17 agosto portano avanti lo sciopero della fame. “Non c’e’ stato alcun passo indietro sui tagli previsti dalla riforma – ha detto Altadonna -, per questo continueremo con lo sciopero della fame. Non ci aspettavamo che il ministero proponesse soluzioni con soldi non suoi, senza mostrare alcun tipo di sensibilità verso di noi che non piangiamo il lavoro, ma la professionalità accumulata in questi anni e persa di colpo”.

15:47


Continua e riparte la protesta dei precari della scuola.
Decine di migliaia di insegnanti e personale della scuola pubblica sono stati condannati alla disoccupazione dal ministro Gelmini. Dopo aver sostenuto esami, aver acquisito titoli, dopo aver scalato graduatorie in anni di studio, di insegnamento, di lavoro. E’ l’effetto della politica dissennata dei tagli, ma è anche la conferma di un governo che mortifica meriti e professionalità, ignorando diritti e bisogni.
‘Tagliare’ è la parola d’ordine di questo governo, che ne ha fatto una bandiera.
E il sistema mediatico berluscon-minzoliniano esalta il governo decisionista e coraggioso che taglia.
Tagliare le unghia è una operazione estetica, tagliare una ciste è una operazione sanitaria, ma tagliare la testa è un assassinio.
Questo governo taglia i fondi alla scuola e alla cultura, e quindi uccide scuola e cultura.
Non taglia e anzi conserva e incrementa sprechi e affari delle cricche.
Dietro le scelte apparentemente fredde e contabili dei tagli vi è una precisa strategia. In primo luogo, questo governo si caratterizza per l’assoluto silenzio sulla scuola privata. Tremonti e Gelmini non parlano mai di scuola privata: perché? E’ ormai chiaro a tutti: a che serve parlarne? Basta mortificare e uccidere la scuola pubblica, privarla anche dei fondi minimi necessari per garantirne il funzionamento. Fatto questo, alla fine, resta la scuola privata!
E così chi ha i soldi, ha il diritto di sapere, di formarsi; chi non li ha, è privato di questo diritto.
E dentro a questa morsa non ci sono solo gli studneti e le loro famiglie, ma anche decine e decine di migliaia di operatori della scuola pubblica, che perdono il diritto al lavoro e non possono progettare il futuro. Per loro non vi è neppure un giudice come per gli operai di Melfi.
Eppure la logica è la stessa: Marchionne come Tremonti considerano il diritto al lavoro una regalia, sottoposta ai prevalenti interessi di casta e all’arroganza finanziaria dei “ladroni di Roma e dintorni”. Quei “ladroni di Roma e dintorni” che ormai tutti hanno compreso essere alleati finanziari di banche e banchetti della Lega Nord.
Non è finita qui. La situazione dei precari della scuola è resa ancora più drammatica dalla strategica mortificazione delle professionalità. L’Italia resta l’unico Paese europeo nel quale, ormai, essere artista, insegnante, giornalista, medico, artigiano, avere insomma una professionalità non conta niente.
E tutto si riduce a “quanto denaro hai ?” e “a chi appartieni? quanto è forte la tua casta?”.
“Io sono violinista…”
”Sì, va beh, ma cosa fai?”
“Io insegno in una scuola pubblica”.
“Sì, va beh… ma cosa fai?”
Se non hai alcuna professionalità, ma sei ricco e appartieni alla casta, allora sì che sei rispettato.
Precarie, in tal modo, diventano la professionalità, la cultura, l’arte, la scuola. La lotta dei precari della scuola è lotta non soltanto degli scippati del diritto al lavoro e del proprio futuro, ma è lotta perché le professionalità vengano rispettate. Tutte. E perché la scuola pubblica non sia più precaria, perché i giovani, tutti i giovani, possano attraverso la cultura e l’arte avere un proprio progetto di futuro.
Italia dei Valori continuerà la propria azione in Parlamento e nelle piazze, davanti e dentro le Scuole e i provveditorati; presentando atti parlamentari e facendo ostruzionismo e ogni azione possibile per costringere il governo a fermarsi in questa sfrenata corsa verso l’imbarbarimento e verso l’assassinio della scuola pubblica e del diritto al lavoro di decine di migliaia di professionisti.

di Leoluca Orlando

15:38


Il corso di formazione politica, che terremo a Chianciano presso l’hotel Astoria dal 7 all’10 ottobre prossimo,
prosegue e allarga un importante indirizzo del partito che ha avuto l’anno scorso una prima tappa entusiasmante a Roma con un corso organizzato con pochi mezzi nella sede centrale dell’Italia dei Valori e che ha visto l’affluenza spontanea di oltre sessanta giovani del Lazio e di altre regioni vicine con un programma di lezioni che ha puntato sulla storia dell’età contemporanea e sui problemi di attualità politica nazionale e internazionale degli ultimi trent’anni.
Il successo di quell’iniziativa, partita dal Dipartimento Cultura del partito e che ha visto la consegna finale degli attestati di frequenza consegnati da chi scrive e dall’on. Leoluca Orlando ai giovani che avevano partecipato al corso, ci ha spinto ad allargare il campo dei programmi e della partecipazione sia dei principali esponenti dell’IDV, a cominciare dal saluto iniziale del presidente on. Antonio Di Pietro, sia dei giovani che quest’anno verranno da tutto il paese per la Scuola nazionale dell’IDV di Chianciano.
Così un partito, che si colloca dall’inizio dalla parte dei cittadini e supera le vecchie contrapposizioni ideologiche del sessantennio postbellico, assume con decisione una funzione educativa che purtroppo le università italiane, attaccate con forza da una politica arretrata e fatta essenzialmente di tagli da parte del governo Berlusconi,hanno difficoltà a proseguire con i mezzi necessari.
Noi ci auguriamo che da tutta Italia i giovani vengano a questo corso e mostrino con la loro partecipazione il desiderio di prepararsi adeguatamente all’ingresso nel mondo del lavoro ma anche a quella politica che deve restare una delle più alte attività dell’uomo in un’Italia
restituita,dopo la fine del berlusconismo, alla sua tradizione democratica e repubblicana.

di Nicola Tranfaglia

programma scuola dei valori

12:03



Dal 16 agosto i lavoratori precari della scuola di Palermo stanno protestando davanti alla sede dell’Ufficio scolastico provinciale del capoluogo siciliano. La protesta è appoggiata dall’Italia dei Valori, che sostiene la battaglia dei tanti precari del mondo della scuola che in tutta Italia perderanno il posto di lavoro a causa dei tagli della riforma Gelmini. Per questo il senatore Fabio Giambrone, capogruppo IdV in Commissione Cultura e vicepresidente del Gruppo al Senato, in mattinata si è recato in visita al Provveditorato agli studi di Palermo per manifestare solidarietà ai precari della scuola. Giambrone si è messo subito in contatto con il Sottosegretario all’Istruzione, Giuseppe Pizza, chiedendo e ottenendo per giovedì prossimo un incontro a Palermo con una delegazione di precari. “A tale incontro – ha sottolineato l’esponente IdV – pretenderemo dal governo chiarezza e porteremo tutte le preoccupazioni dei precari, che sono anche le nostre”.

Tra i precari, tre insegnanti stanno attuando lo sciopero della fame. A uno di loro, Salvatore Altadonna, abbiamo chiesto le ragioni di questa forma estrema di protesta…

“Protestiamo da quattro giorni contro la legge 133 che taglia 82 mila posti in tutta Italia, tra personale Ata e insegnanti. Nessuno ancora ci ha spiegato come mai si buttano soldi pubblici senza nessun controllo e poi vengono a dirci che un padre di famiglia che ieri lavorava, oggi non lavora più. Questo nessuno è riuscito a spiegarcelo, e fino a quando questo continuerà ad accadere, nessuno potrà convincerci che siano giustificati i tagli alla scuola. Noi tre in sciopero della fame diciamo che un Governo che taglia per ottimizzare i bilanci è sicuramente coscienzioso, ma un Governo che opera dei tagli affamando le famiglie, non è altro che criminalità organizzata in cerca di nuova manovalanza. E al Sud, in Sicilia in particolare, questa cosa è amplificata. Il meridione in questo momento è una bomba ad orologeria. Visto che non abbiamo ditte, non abbiamo industrie, non abbiamo nulla, tolti i soldi pubblici qual è l’intervento che si vuole fare? Io interromperò lo sciopero della fame solo quando il ministro Tremonti o Berlusconi mi convinceranno che questa è una buona riforma per la scuola: a quel punto io torno a casa.”

Da un punto di vista, invece, della qualità dell’istruzione, cosa comporta un taglio del genere?

“E’ una cosa tragica, perché vediamo che anche nell’ultima finanziaria gli istituti paritari sono stati finanziati, mentre la scuola pubblica vede sottrarsi risorse ogni giorno. Non ci sono, per mancanza dei collaboratori scolastici, un controllo e una vigilanza idonei. Non c’è, a causa della mancanza di fondi, la sicurezza. Non ci sono, nei laboratori di chimica, di biologia, persone competenti. Per non parlare degli insegnanti di sostegno, falcidiati con grave disagio per i bambini disabili.”

Altadonna, dopo questi primi giorni di protesta, avete avuto dei segnali dal Governo?

“Abbiamo incontrato ieri il vice prefetto, che ci ha manifestato la sua preoccupazione per la situazione sociale a Palermo. Preoccupazione dovuta al fatto che noi non siamo l’unica categoria che sta protestando e rivendicando i propri diritti. Da questo punto di vista Palermo è, sostanzialmente, una bomba ad orologeria”.

a cura del Dipartimento Cultura & Istruzione

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